Propriocezione a piedi nudi, al ritmo del jazz e al suono del sax

Sono le cinque, mi preparo il cappuccino e penso di appoggiare la tazza sul tavolo. La tazza, però, era al limite del mio pensiero e anche del tavolo, per cui il liquido si è rovesciato ovunque. Nel tentativo di pulire, ho sbattuto il ginocchio contro la panca... Niente di nuovo, comunque.
Ho una propriocezione diversa. Sapete cosa significa? Vi do una spiegazione leggera: molte persone percepiscono i limiti del proprio corpo come se fossero tracciati con un pennarello nero, netti e precisi. I miei, invece, sono dipinti ad acquerello. I bordi sono morbidi, sfumati e a volte si mescolano un po' con l'aria intorno. Per questo motivo, ogni tanto, lo stipite di una porta o lo spigolo di un tavolo mi colgono di sorpresa: il mio acquerello si era sbavato un po' troppo in quella direzione — quella sbagliata.(Cito)
Ad ogni botta mi impongo di segnare con un pennarello il punto di scontro, ma dopo pochi istanti non ne ho più memoria... Passeranno due giorni e sarò lì a chiedermi il perché di un livido già ingiallito. È così da sempre. Mi sono ferita anche malamente, sbagliando ad esempio la distanza tra la maniglia di una porta a vetri e la mia mano: una cicatrice in più a far da ricordo tra le tante.

Non ho mai amato le lezioni di ginnastica, non ero brava. L'unica insufficienza assurda, della mia carriera scolastica: altre ce ne sono state, ma giustificate. Mi chiedo ancora il senso di un voto in Educazione Fisica, quando nessuno di noi è uguale a un altro e abbiamo caratteristiche corporee diverse. Equiparare era semplicemente idiota (forse oggi le cose sono cambiate). Spero!

La mia coordinazione è decisamente disabilitata: non so giocare con una palla, odiavo il quadro svedese e non so arrampicarmi. Sono caduta persino facendo il salto in alto a 90 cm, bypassando i tappetini e lesionandomi menisco e spalla. Quel volo, però, mi ha permesso di godere felicemente dell'esonero dalle orribili lezioni di ginnastica anni '70.
Quando frequentavo la palestra da adulta lavoravo solo con le macchine, seguita da un istruttore che correggeva la postura, ma evitavo accuratamente i saltelli a suon di musica, con quei movimenti perfettamente coordinati di decine di gambe di ogni età: io sarei semplicemente inciampata nei miei piedi. 
Anche il ballo non è mai stato nelle mie corde: di fronte alla grazia di un'étoile, ma anche a quella di molte amiche, le mie sinapsi tendono a friggere e la goffaggine è il pegno da pagare per i miei limitati tentativi. 
E le semplici partite a tennis? Un perfetto stile fantozziano.
Solo in acqua riesco a muovermi senza problemi. O a galleggiare fino a farmi sciogliere la pelle: con le mie pinne ho un rapporto di amore e rispetto profondo, mi portano lontano a naufragare.

È la manualità ad essere guasta, in un corpo che arranca dietro al lavoro del mio cervello. Hanno strutture con un voltaggio troppo diverso. In genere ho la testa tre passi avanti e il corpo perde la sincronia: le mie mani agiscono per forza d'inerzia. Anche la bocca manda giù il cibo oppure l'acqua,  troppo in fretta per stare dietro all'ansia o al pensiero iperfocalizzato; mi ingozzo, tossisco, mentre le spalle, i fianchi, le ginocchia, i gomiti, dolorosissimi, vanno a prendere gli spigoli delle porte semplicemente perché non li stavano calcolando.

Camminare a piedi scalzi è la mia salvezza: quella che altri vedono come sciatteria,  disordine. Il mio stare a contatto diretto con il pavimento è la "messa a terra" del mio voltaggio, spesso fuori controllo. Le scale non soffrono gradini e salite. Le sento, le uso 

È terapia scrivere questo: il mio ballare, male, a ritmo di jazz, come dicono
Se il movimento di molte persone assomiglia a un'orchestra classica che segue uno spartito prevedibile e rigoroso, il mio corpo suona jazz. Improvvisa, cambia ritmo, inventa traiettorie nuove. A volte inciampo o faccio un movimento inaspettato, ma non è un errore del sistema: è solo pura improvvisazione.


E sono sempre questi suoni improvvisati nei crescendo, con un sax di sottofondo, a farmi sentire esattamente quello che sono.


Termini tecnici e fotografia, elaborati in collaborazione con Gemini ai

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