Una gita in Pronto Soccorso, non si nega a nessuno
Una gita al Pronto Soccorso non si nega a nessuno, pare
Il mio corpo e il mio cervello, in perfetta complicitΓ , ogni tanto mi giocano brutti tiri. Scherzano tra di loro, bisticciano, si elettrizzano... e mi mandano fuori uso. Γ successo ieri, replicando lo scherzo di due giorni prima. Precauzione d’obbligo, visti i miei pregressi: giretto in ambulanza e direttissima in PS.
Ben disposta ad aspettare, senza troppe ansie, l'attesa si Γ¨ svolta con i suoi soliti ritmi: molti accessi, personale ridotto all'osso e di corsa. Ma sulle sedie scomode della sala d'aspetto succede anche che si incrocino le umanitΓ piΓΉ svariate e, alla fine, tutto assume una dimensione diversa. Si raccontano storie, si ritrova gente conosciuta in una vita precedente. E nota di merito: in questo PS ti permettono di essere accompagnata da un familiare. Un piccolo, grande atto di estrema umanitΓ .
Alla fine, ed era ormai notte, sono riuscita ad avere una diagnosi. La dottoressa del turno notturno era la quintessenza della professionalitΓ : quella che ti aspetteresti sempre, ma che trovi raramente. Qui, in questa dimenticata e bistrattata terra padana.
Diagnosi? Nulla.
Il mio corpo non ha nulla. Nulla di nuovo, almeno. Il "vecchio" Γ¨ sotto controllo, ed Γ¨ giΓ tanto. Devo solo far sΓ¬ che mente e corpo trovino un compromesso. Storico, nel mio caso — tipo quello di antica memoria che volevano sancire Moro e Berlinguer.
In poche parole: devo dormire.
Cioè: facile a dirsi, quasi impossibile a farsi.
Negli anni ho provato di tutto. New Age, training autogeno, meditazione, shiatsu, riflessologia plantare. E poi l'analisi: troppa, inutile, ovviamente sbagliata. Ora avrei persino un punto di partenza diverso da cui ripartire, se solo decidessi di farlo.
La soluzione? Una botta in testa? Anestesia profonda?
"Se ti svegli non insistere, rilassati". PiΓΉ me lo sento dire, piΓΉ mi sale il nervoso.
"Smetti di pensare, prendi un libro leggero". Mission Impossible.
Eppure alle 4 di stamattina, dopo ben tre ore scarse di sonno, ho ceduto: ho preso il libretto leggero. De Cataldo, serie Manrico Spinori, "il Contino". Che pensieri vuoi avere con una lettura così?
E invece, concentrata sui soliti personaggi, incappo in una spiegazione della Carmen di Bizet e... bam, mi parte l'urgenza irrefrenabile di ascoltare il Bolero di Ravel. Non chiedetemi la connessione logica: il mio cervello funziona così. Mi costringo al silenzio audio, ma ormai l'earworm è partito. Continuo a leggere e nel racconto si cita Canale Mussolini, di Pennacchi , uno dei libri che ho più amato. Urge rileggerne subito dei passaggi.
A quel punto riprendo (faticosamente) il possesso dei miei neuroni: no, niente riletture, considerando anche i cinque libri di Augias consegnati proprio ieri.
Nel frattempo lo stomaco, vuoto da 24 ore, batte cassa. Non dormo, ergo mi nutro. Vado in cucina, accompagnata dal tango straziante che continua a frullarmi in testa, e mi concedo una doppia dose di biscotti e un tazzone di cappuccino. Comfort food tattico.
Prendo la terapia e torno a letto. Isi dorme crollata, stravolta dalla giornata di ieri vissuta in un ambiente diverso. Mio marito si sveglia a metΓ e chiede se va tutto bene: "Dormi per favore... non pensare".
Ecco, il punto Γ¨ proprio questo: se non penso mi ingolfo, se penso vado fuori giri. Ma una via di mezzo normale, no?
Dicono che dovrei ingannare la mente dandole compiti a bassissimo carico cognitivo. Non imbrigliarla, ma metterle le rotelle di scorta
Va bene. Ricomincio da qui: d'ora in poi, dopo aver tradotto i consigli sul basso indice cognitivo, mi darΓ² al gossip sfrenato.
Consigli? No, la botta in testa magari no
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