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Una gita in Pronto Soccorso, non si nega a nessuno

Una gita al Pronto Soccorso non si nega a nessuno, pare Il mio corpo e il mio cervello, in perfetta complicità, ogni tanto mi giocano brutti tiri. Scherzano tra di loro, bisticciano, si elettrizzano... e mi mandano fuori uso. È successo ieri, replicando lo scherzo di due giorni prima. Precauzione d’obbligo, visti i miei pregressi: giretto in ambulanza e direttissima in PS. Ben disposta ad aspettare, senza troppe ansie, l'attesa si è svolta con i suoi soliti ritmi: molti accessi, personale ridotto all'osso e di corsa. Ma sulle sedie scomode della sala d'aspetto succede anche che si incrocino le umanità più svariate e, alla fine, tutto assume una dimensione diversa. Si raccontano storie, si ritrova gente conosciuta in una vita precedente. E nota di merito: in questo PS ti permettono di essere accompagnata da un familiare. Un piccolo, grande atto di estrema umanità. Alla fine, ed era ormai notte, sono riuscita ad avere una diagnosi. La dottoressa del turno notturno era la quin...

I COLORI DELLA MEMORIA Restaurare volti in bianco e nero, ritrovare pensieri in bozza

Piano piano raccolgo vecchie foto e, attraverso l’intelligenza artificiale, le sottopongo a un lavoro di recupero e colorizzazione. Amo le immagini d'epoca, spesso seppiate o in bianco e nero, ma vederle riprendere vita attraverso i colori che a volte suggerisco io stessa mi emoziona tantissimo. Gli occhi, magari fin troppo verdi, di mia mamma; i toni rosati sul viso di mia nonna; quel fascino in Technicolor adattato a certi scatti... tutto diventa una bellissima antologia familiare da rileggere, riscoprire e persino immaginare.
​Ovviamente molte foto andranno riscansionate, e alcune portate da un fotografo professionista che possiede tecnologie migliori delle mie, decisamente casalinghe. Non tutti i visi, poi, appaiono abbastanza nitidi: quando mancano i tratti di definizione l’AI si avvicina al risultato, ma senza fare miracoli. Perché lo faccio? Perché pubblico? Perché qualcosa rimanga, e continui a esistere oltre il tempo.

​Nel 2019 ho aperto questo blog, un diario online nato per urgenza. Dovevo raccogliere i miei appunti in un unico posto, perché io sono quella degli scritti lasciati ovunque: scarabocchiati a piè di pagina nei libri o sparsi su mille quaderni iniziati e mai finiti, perché amo aprire pagine nuove e poi, semplicemente, dimenticarle. Parole lasciate al caso, in giro, apparentemente inutili. Riunire le mie riflessioni significava darmi un metodo, trovare lucidità e ordine, farle uscire. Metterle in fila scrivendo è terapeutico, soprattutto per una overthinker come me.
​Ora, nel 2026, il blog è ancora lì, ma con un lucchetto anche mentale: ci metto pochissimo a scrivere, ma tantissimo a decidere cosa non scrivere. O cosa cancellare. Chi disse: "Io non sono tanto quello che scrivo, ma quello che cancello"? Ecco, mi ci ritrovo perfettamente. Il blog è pubblico, ma i post-it coloratissimi restano tutti nella mia testa, oppure stipati in bozza in una sorta di cassaforte virtuale. Non ha importanza se viene letto o quanto venga letto. Se qualcuno passa e si sofferma mi fa piacere, certo, ma la verità è che piace a me rileggere le piccole cose di qualche anno fa: mi riscopro, mi ritrovo, rifletto su come e quanto sono cambiata.

​Unisco le due riflessioni: le foto antiche recuperate e le parole scritte per il blog. Sono due azioni perfettamente identiche. Riportare alla luce per ritrovare. Perché qualcosa possa davvero farsi testimonianza: di una famiglia, di un paese, di una giornata normale o di una speciale. Di ricordi che profumano di buono, o di piccole, grandi ferite che faticano a rimarginarsi. Di volti sorridenti e ormai sconosciuti, i cui tratti vanno cercati nella memoria e consegnati alla memoria.

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