I COLORI DELLA MEMORIA Restaurare volti in bianco e nero, ritrovare pensieri in bozza
Piano piano raccolgo vecchie foto e, attraverso l’intelligenza artificiale, le sottopongo a un lavoro di recupero e colorizzazione. Amo le immagini d'epoca, spesso seppiate o in bianco e nero, ma vederle riprendere vita attraverso i colori che a volte suggerisco io stessa mi emoziona tantissimo. Gli occhi, magari fin troppo verdi, di mia mamma; i toni rosati sul viso di mia nonna; quel fascino in Technicolor adattato a certi scatti... tutto diventa una bellissima antologia familiare da rileggere, riscoprire e persino immaginare.
Ovviamente molte foto andranno riscansionate, e alcune portate da un fotografo professionista che possiede tecnologie migliori delle mie, decisamente casalinghe. Non tutti i visi, poi, appaiono abbastanza nitidi: quando mancano i tratti di definizione l’AI si avvicina al risultato, ma senza fare miracoli. Perché lo faccio? Perché pubblico? Perché qualcosa rimanga, e continui a esistere oltre il tempo.
Nel 2019 ho aperto questo blog, un diario online nato per urgenza. Dovevo raccogliere i miei appunti in un unico posto, perché io sono quella degli scritti lasciati ovunque: scarabocchiati a piè di pagina nei libri o sparsi su mille quaderni iniziati e mai finiti, perché amo aprire pagine nuove e poi, semplicemente, dimenticarle. Parole lasciate al caso, in giro, apparentemente inutili. Riunire le mie riflessioni significava darmi un metodo, trovare lucidità e ordine, farle uscire. Metterle in fila scrivendo è terapeutico, soprattutto per una overthinker come me.
Ora, nel 2026, il blog è ancora lì, ma con un lucchetto anche mentale: ci metto pochissimo a scrivere, ma tantissimo a decidere cosa non scrivere. O cosa cancellare. Chi disse: "Io non sono tanto quello che scrivo, ma quello che cancello"? Ecco, mi ci ritrovo perfettamente. Il blog è pubblico, ma i post-it coloratissimi restano tutti nella mia testa, oppure stipati in bozza in una sorta di cassaforte virtuale. Non ha importanza se viene letto o quanto venga letto. Se qualcuno passa e si sofferma mi fa piacere, certo, ma la verità è che piace a me rileggere le piccole cose di qualche anno fa: mi riscopro, mi ritrovo, rifletto su come e quanto sono cambiata.
Unisco le due riflessioni: le foto antiche recuperate e le parole scritte per il blog. Sono due azioni perfettamente identiche. Riportare alla luce per ritrovare. Perché qualcosa possa davvero farsi testimonianza: di una famiglia, di un paese, di una giornata normale o di una speciale. Di ricordi che profumano di buono, o di piccole, grandi ferite che faticano a rimarginarsi. Di volti sorridenti e ormai sconosciuti, i cui tratti vanno cercati nella memoria e consegnati alla memoria.
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