Fra la brezza d'appennino, rotocalchi estivi e piccole lucciole
L’8 luglio e la fine dell’estate mi sembra troppo lontana, con queste giornate che durano 48 ore: ed è qualcosa di più di una percezione. È lentezza noiosa.
Mentre mi faccio accarezzare da quella nota positiva che è la brezza della ca' dal vent, penso che vorrei sentire su di me quella marina; ma è sempre il mio voler essere altrove che si presenta. “Sono felice mentre mi sposto da un luogo a un altro”: magnifica citazione, e di non so chi.
Consumati gli occhi sui libri (anche se il Kobo aiuta) e ingurgitate centinaia moltiplicate di pagine — alcune davvero belle —, dopo aver restaurato molte vecchie foto in un work in progress quotidiano, mi do tregua e leggo quello che passa il convento dei social. Mi do al gossip, praticamente. Il fatto che non sia solita frequentarlo mi mette in difficoltà: di chi si sta parlando? Vado sul sicuro, sulle solite cose che vedevo già da bambina sui vari rotocalchi familiari: Montecarlo e la casa reale inglese. Si parla di eleganza, di outfit, di classe e di fratelli coltelli dai rossi capelli. La casa monegasca ha il suo glamour, niente da dire. C'è chi porta le rughe in modo principesco, chapeau.
Dalla perfida Albione, invece, non si può che sorridere. Lì c'è una grande “Farm”: tutti in divisa, organigramma e ruoli assolutamente definiti. I non allineati vengono licenziati, soprattutto se americane, che a corte sono poco amate dai tempi della Simpson, si sa. Vabbè, mi sono vista The Crown e ho letto abbastanza, The Spare compreso. Ho simpatia per i ribelli, decisamente.
Nel mentre, in Italia, tiene botta il caso Garlasco (tutto troppo tragico), ma tiene banco anche il prima e dopo della PdC. Lontana anni luce dalle sue idee, che dire se non che, chiunque abbia fatto il lavoro d'immagine, lo ha fatto bene. Altro discorso è il suo abbigliamento. Purtroppo il fisico non aiuta, e qui dovrebbe essere licenziato il suo consulente d'immagine: inutile, se sei bassa e i fianchi sono generosi, i pantaloni a palazzo e le giacche over non sono cosa. Fidatevi, lo so per certo, dal basso del mio metro e sessanta con un bel meno davanti. Un metro e sessanta meno meno, come i famosi voti scolastici. Ricordo un 2 meno meno in francese perché la mia scrittura era “volontariamente” pessima, un escamotage per camuffare gli errori con gli apostrofi. Sgamata, ça va sans dire.
Per contro, e per par condicio, ecco due estremi fra la segretaria del PD e la sindaca di Genova. Beh, Elly mi è simpatica: veste con i soliti jeans, una giacca al bisogno e niente, è il mio modo di essere nelle quattro stagioni. In questo periodo, al più, taglio i vecchi jeans e ne faccio calzoncini. Prima o poi mi vergognerò, ma dietro i muri e le siepi del mio giardino non lo faccio. Della Salis c'è poco da dire. Vorrei che tutti avessero poco da dire. Si dovrebbe parlare di fatti, idee, pensieri politici. E invece no, niente.
Ovviamente il gossip, politico e no, riguarda in modo particolare le donne. Pance, panciere e orrori vari non toccano gli uomini. Di strada ne dobbiamo fare molta, e la vedo in salita.
Tornando alle questioni inglesi: mentre le reali at work gigioneggiano in fantastici abiti fermi agli anni '40 — gli stessi che vedo indossare nelle vecchie foto di paese in fase di restauro —, le americane viaggiano in jeans sottobraccio a storiche femministe. Anche oltreoceano di lavoro ne avranno da fare, e molto, visto l'andazzo trumpiano con il loro “God, country and family”.
La lunga calda, caldissima estate.
Quella delle 48 ore.
Della ricerca dell'ombra.
Dell'ozio forzato.
Della musica a tenere compagnia.
Delle saghe letterarie.
E poi l'estate, qui sull'Appennino: quella delle lucciole che, come lucette natalizie, si accendono e si spengono fra le siepi.
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