Benvenuti sul Lungobrembiolo: dove il futuro è una scusa per non fare nulla oggi
La storpiatura caricaturale del nome del mio paese è ormai diventata un divertissement collettivo. Leggerne sui social, però, non diverte affatto me e moltissimi altri concittadini. Troppi a parole, forse, ma mai abbastanza nei fatti.
Facciamo due conti veloci: Casale è governata dal 2019 da una coalizione di centrodestra. Anzi, per la precisione, a trazione leghista; quella Lega della sicurezza e della legge sopra ogni cosa (a volte persino al di sopra della legge stessa, in una loro personalissima interpretazione dei termini). Siamo ormai a sette anni di governo, perché il sindaco ha bissato il mandato alla grande. Non Fratelli d'Italia, non Forza Italia: ha vinto la Lega del Sindaco. O forse il Sindaco della Lega. Senza scomodare i politologi, è evidente che da quel 70% di consensi sia emersa una vittoria tutta ad personam.
Perfetto, questa è la democrazia e va benissimo.
Quello che non va bene è lo stato del nostro paesello. Abbiamo troppi lavori da fare e pochissimi danè, nonostante i fondi incassati dal PNRR. C'è un problema di immigrazione incontrollata, e difficilmente gestibile con le scarse risorse a disposizione.
Di chi è la colpa? Di tutti e di nessuno. È la conseguenza locale di una logistica selvaggia che attira manodopera prevalentemente straniera, unita a un CAS collocato nel posto sbagliato e strutturalmente inadatto a garantire la sicurezza. Inutile girarci intorno: la città non può reggere questo peso.
È un tema che andrebbe affrontato seriamente con gli strumenti che già abbiamo, come quella famosa Consulta che per ora esiste solo sulla carta e nelle buone intenzioni di qualcuno. Invece, il centrodestra locale continua ad assicurare che "si faranno cose". Tutte cose mai affrontate nel passato e ignorate nel presente, perché l'azione politica qui è sempre proiettata al futuro. Sarà il prossimo sindaco, evidentemente, a doversene fare carico.
Nel frattempo, qui si vive – e si vive male – di movida.
Il movimento serale di per sé è positivo: attira persone, aiuta i locali, fa girare l'economia. La gente arriva anche dai paesi vicini. Insieme a loro, però, arrivano anche i professionisti della rissa facile, quelli con il coltello in tasca. È un peccato. Se fosse gestita con criterio – magari tenendo aperti i negozi (quei tre superstiti che vedo costantemente sull'orlo del fallimento) – la movida sarebbe una risorsa piacevole. Un affollato "lungomare" (o meglio, lungobrembiolo), due chiacchiere, un drink (senza finire drunk), un gelato o una pizza. Qualcosa alla portata di tutti, e non un far west dove un sessantenne viene visto solo come un birillo da asfaltare.
Solo danni, insomma, e nessun dono.
Naturalmente, secondo i sociologi da tastiera, la colpa di tutto questo è della sinistra, ça va sans dire...
Così, i paladini della sicurezza organizzano le loro passeggiate di protesta. Ma contro chi protestano, esattamente? Contro se stessi, forse, vista la firma politica di chi amministra la città da anni. Tutti lo pensano, pochissimi hanno il coraggio di dirlo. È molto più comodo prendersela con i "sinistri" o i "sinistrati" (un bel ripasso del dizionario Zingarelli farebbe bene a molti).
Chiedono sicurezza, promettono sicurezza e invocano la "remigrazione" – un termine nuovo che va tanto di moda ma che è del tutto inattuabile. Ogni cosa, infatti, è bloccata da una legge ormai preistorica: la Bossi-Fini. Firmata, come tutti sanno, da noti comunisti italiani.
Eppure avete ragione voi, smemorati camminatori della sicurezza. In fondo un po' di rabbia verso la sinistra ce l'avrei anche io... se solo riuscissi a trovarla, questa sinistra. Qui non c'è nessun campo largo, e nemmeno uno stretto. La sto cercando disperatamente a Casale. Se la trovo, vi faccio un fischio.
Nel frattempo, a chi continua a predicare al futuro, consiglierei di iniziare a guardare al presente. Perché l'oggi è solo il risultato di ieri.
Oggi, qui, adesso.
Subito, anche
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