L'uomo oltre il profeta: perché riscoprire le "Lettere alla mamma" di don Milani


​Io, razionalista e agnostica, ho amato profondamente gli scritti di don Lorenzo Milani. Condivido molto del suo pensiero e delle sue battaglie, che trovo ancora straordinariamente attuali.
​Tra le sue opere, ce n'è una in particolare che considero una raccolta epistolare commovente e coinvolgente, capace di far conoscere il prete di Barbiana nella sua sfera più intima: "Lettere alla mamma". Ammiro il coraggio che quest'uomo ha saputo mettere in ogni suo gesto, come persona e come pastore.
​Anni dopo le prime letture di questo libro — che nel tempo ha avuto per me molteplici riletture —, la stessa malattia che lo ha ucciso avrebbe colpito anche me, pur avendomi, alla fine, graziata. Forse anche per questo sento il bisogno di scriverne e dire di leggerle, queste lettere. Si potrà dissentire da alcune sue posizioni, naturale, ma quello che questo libro può dare è davvero tanto.
​Di seguito,  lascio una piccola guida alla lettura del testo, non mia, troppo precisa e profonda, che condivido

​**Una guida all'epistolario: l'uomo nudo dietro il mito**

​"Lettere alla mamma" raccoglie la corrispondenza dal 1943 al 1967 tra don Lorenzo e la madre, Alice Weiss. È forse il testo più intimo, disarmante e umano per capire davvero la figura di Milani.
​Se nei libri ufficiali incontriamo il profeta, l'educatore severo e il polemista tagliente, in queste lettere private emerge l'uomo nudo: il figlio che, nonostante le scelte radicali che lo hanno allontanato dal mondo d'origine, cerca costantemente una sponda e una comprensione nell'affetto materno.
​Ci sono tre aspetti che rendono questo epistolario così coinvolgente e, a tratti, profondamente commovente:
​Il contrasto culturale e l'amore assoluto: Alice Weiss era una donna della colta e raffinata borghesia laica e agnostica, di origini ebraiche. Non capì mai fino in fondo la scelta religiosa del figlio, né la durezza quasi ascetica della sua vita a Barbiana. Eppure, tra loro nacque un dialogo incessante. Don Lorenzo le scriveva quasi ogni giorno con un linguaggio immediato, privo di retorica, condividendo tutto: dalle grandi fatiche della scuola fino alle piccolissime necessità quotidiane, come la richiesta di un paio di scarpe o di qualche medicina.
​La solitudine dell'esilio: Nelle lettere alla madre non c'è il filtro dell'orgoglio. Traspare tutta la solitudine di Barbiana, soprattutto nei primi anni. Scriverle era per lui un modo per rimanere ancorato a un affetto che sapeva essere incondizionato; l'unico posto in cui poteva ammettere la stanchezza senza il timore di sembrare debole agli occhi dei suoi parrocchiani o dei suoi ragazzi.
​Il pudore e la finezza di fronte alla malattia: Man mano che il linfoma di Hodgkin avanza, il tono delle lettere si fa, se possibile, ancora più attento e protettivo. C'è un pudore immenso nel descrivere il dolore fisico, un tentativo continuo di non far soffrire la madre e di rassicurarla, fino alle ultimissime righe in cui è la vicinanza della morte a dettare il ritmo.
​In conclusione: È un libro che spiazza perché pulisce la figura di don Milani da qualsiasi "santino" o stereotipo ideologico. Ci restituisce un uomo che ha sofferto, che ha amato profondamente e che ha pagato a carissimo prezzo ogni singola scelta di libertà"

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