Le previsioni meteo annunciano una "nuova, incredibile ondata di calore" che durerΓ almeno fino a metΓ mese.
Nuova?
Ma quale nuova? A me sembra un’unica bolla di plasma che ci soffoca ininterrottamente da maggio.
Ho messo la vita in standby. In compenso, ho sbloccato l'insulto facilissimo. Vivo barricata dietro occhiali da sole con doppia cover protettiva, sfoggiando uno sguardo da killer che nessuno puΓ² vedere, ma che tutti possono chiaramente percepire.
La mia giornata si misura in micro-traumi. Continuo a massacrarmi i piedi andando a sbattere ovunque. Le buste di ghiaccio sulla pelle durano tre secondi netti prima di trasformarsi in brodaglia tiepida. Mettersi un paio di scarpe — ma pure una ciabatta — Γ¨ un'ipotesi che la mia mente rifiuta a priori. Dovrei usare un tubolare di protezione appena comprato per le mie storiche microfratture, se non fosse che Γ¨ giΓ introvabile. Da me le cose non si perdono: svaniscono. Hanno una loro vita autonoma, evaporano e quasi mai ritornano.
A volte rifletto: le cose si ricomprano, pazienza. Ma se a svanire fossero le persone?
No, fermi tutti. Troppo profondo, troppo pesante per questi gradi centigradi. Lascio perdere.
Anche la cagna ormai ha il lamento piΓΉ fluido delle mie giaculatorie. Γ diventata la presidentessa ad honorem dell’associazione "Vorrei ma non riesco". Vorrebbe uscire, ma c’Γ¨ caldo; le lucertole la sbeffeggiano perchΓ© sono troppo veloci per lei; non sa a chi abbaiare perchΓ© in giro non c’Γ¨ un’anima. Manco un gatto. Il vuoto cosmico.
Non sopporto piΓΉ nessuno. L’ho giΓ detto? Probabile. Ora litigo anche al telefono. Non tollero piΓΉ il sibilo dei condizionatori, il paleotremolio dei ventilatori, il rumore sordo dei deumidificatori.
Ho saltato tutti gli eventi della sagra la settimana scorsa, salterΓ² anche quelli della prossima. Il mio presente Γ¨ un "assente giustificato".
La casa Γ¨ nel caos piΓΉ totale, i lavori di manutenzione sono rinviati a data da destinarsi, perfino un mio piccolo intervento medico Γ¨ finito in soffitta. Non posso permettermi di sudare. A questo punto, potrei direttamente sparire in Groenlandia.
Rinvio il vivere. E la cosa mi fa incazzare come poche altre.
Il problema è che stare immobile risveglia i pensieri molesti. I fantasmi del passato riemergono dalla controra: volti, gesti, parole, promesse disattese, illusioni, ferite vecchie mai ricucite. Vorrei che i sentimenti evaporassero come il ghiaccio sui miei piedi, in un amen. Invece succede l'esatto contrario. Il caldo rende ogni sensazione più solida, pietrificata. Come quegli alimenti mal conservati in fondo al freezer, che si impregnano di brina e rimangono lì: incomposti, fermi, freddi, orribili.
Per non impazzire, tento la via della cultura e della distrazione coatta:
*Leggo un bel libro. Con Leonardo Gori Γ¨ difficile sbagliare
*Ascolto musica, scovando cover moderne di brani antichi.
*Mi istruisco, provo a capire, analizzo e scandaglio il mio "io".
Poi, esausta dal lavoro introspettivo, passo a scandagliare Vinted e La Redoute.
In un loop di noia, finisco per studiare la storia della monarchia norvegese.
Mi incuriosiscono questi personaggi da fiaba moderna. Guarda te se devo invidiare gente che indossa giΓ abiti autunnali e appartiene, letteralmente, a un altro pianeta termico.
Nelle mie giornate, lunghe il doppio del normale, mi trascino tra un abbiocco e l'altro, consolandomi con l'unica certezza letteraria che mi Γ¨ rimasta:
"Sappi anzitutto che l'estate mi ammazza. Io non concludo piΓΉ nulla. Sono morto, morto."
— Cesare Pavese
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