Ci sono giorni stabiliti per la raccolta differenziata. E a ogni giorno deputato, da tre anni a questa parte, mio marito mi interroga puntuale: «Cosa dobbiamo mettere fuori oggi?».
Già l’uso di quel pluralis maiestatis mi fa salire il crimine, anche perché lui lo pronuncia così: dottorale.
Rassegnato, ma dottorale.
Inutile dire che vengo bocciata ogni volta.
Gli unici capisaldi che la mia memoria trattiene sono il lunedì e il venerdì, giorni in cui passa l'umido. Per il resto, il vero problema è che io non so mai in che giorno mi trovi.
Lunedì o giovedì, per me, pari sono. Martedì, pure
Solo la domenica conservo una vaga bussola del presente: è il giorno in cui lui scompare per andare alle partite del nipote.
Un tempo, quando lavoravo, ero costretta all'uso sistematico di un’agenda. Appuntavo la qualunque. È successo anche durante gli anni scolastici di mia figlia, quando la Smemoranda 18 mesi era un vincolo di sopravvivenza anche per me.
Mi costringevo a un metodo, violentavo la mia natura per pura necessità e senso di responsabilità.
Tutto finito in un cassetto – mai più riaperto – alla fine del liceo. Finiti i consigli di classe, le riunioni d'istituto, le udienze con i docenti.
Evviva l’università, dove l'unica incombenza rimasta era il pagamento della prima rata allo sportello bancario.
Una volta sola, tra l'altro, perché poi hanno inventato l'addebito diretto.
Nonostante questo, agende e quaderni continuo a comprarli ogni anno.
Amo da morire quei fogli intonsi che, inevitabilmente, rimarranno bianchi. Io gli appunti li prendo mentalmente.
O su foglietti sparsi che puntualmente perdo oppure rimangono appesi a vita al frigorifero: ignorati
La stessa insofferenza la nutro per il denaro contante. Un tempo era mia madre a controllare quotidianamente che avessi abbastanza spiccioli per il pranzo a scuola e, anni dopo, per il lavoro.
Oggi è il mio maniacale compagno di vita a dotarmi di monete che io rifiuto categoricamente.
Uso da sempre le carte di credito: le prendono ovunque.
Mi avevano persino detto che le chiese più all'avanguardia accettano le offerte tramite POS.
Ho riso, ho controllato ed era tutto vero: molte cattedrali italiane si sono dotate di appositi totem touchless.
Che dire? Nei paesi europei il contante è quasi un reperto bellico da anni; mi sono adeguata benissimo e continuo a non capire l'ostracismo tutto italiano verso la moneta digitale.
Comunque, se un tempo per sapere che giorno fosse guardavo la data sul quotidiano cartaceo o quella in sovrimpressione al TG della mattina, ora è lo smartphone a confortare sul presente.
Sempre che mi ricordi di guardarlo, ovviamente
Se so di avere un appuntamento, vado direttamente in panico. Inizio a prepararmi con ore di anticipo, ma stante una legge fisica non scritta, accadrà inevitabilmente qualcosa a un secondo dall'uscita che mi farà fare ritardo.
Lo so già.
Il solo pensiero mi paralizza, ma succederà.
Sono la prova vivente degli effetti della Legge di Murphy (e infatti ci ho scritto sopra).
La verità è che ho una mente che rifiuta categoricamente di farsi imprigionare da una griglia temporale creata ad hoc per la produttività. Questa è bella: l'ho copiata
Ed è qui che mi torna in mente il buon Robinson Crusoe di Daniel Defoe. Quando naufraga sull'isola, la primissima cosa che fa per non perdere la "civilizzazione" è intagliare delle tacche su una croce di legno per tenere la conta dei giorni. Ma con il passare degli anni e delle tacche, si rende conto che quel conteggio è totalmente inutile.
Il calendario serve solo se devi fare scambi con gli altri. Da soli, a contatto con la propria natura, i giorni della settimana perdono ogni significato. Diventano semplicemente "luce e buio".
Ho sognato spesso di trovarmi nei panni di Robinson, con un Venerdì come aiutante. Se non altro perché, a differenza di mio marito, lui non mi chiederebbe mai cosa dobbiamo mettere fuori il giovedì.
E poi, a ben pensarci, su un'isola deserta non c'è la raccolta differenziata. Il che farebbe di quel naufragio la miglior vacanza della mia vita.
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