Ci sono giorni in cui per capire dove siamo, dobbiamo riaprire un cassetto e leggere dove eravamo. Ho ritrovato queste parole scritte nel 2023, durante un altro passaggio difficile, un'altra partenza. Le rileggo oggi, mentre cerco di fare spazio a un nuovo silenzio.
Ieri — 2023
Ieri sera la telefonata era breve, essenziale: «Come stai? Sei serena, confusa? Tranquilla, è tutto normale, prenditi tempo. Domenica sul tardi ti chiamerò e se hai bisogno...».
Come stai? È bello sentirselo chiedere, anche perché so che chi lo chiede è davvero preoccupata.
Come sto? Pensavo di fare salti di gioia, e invece mi sento psicologicamente anestetizzata. Però somatizzo. Sono fotofobica, ho una rosacea terribile, i capelli che sembrano in preda a scosse elettriche.
Ho momenti di tristezza. In questa città e in questa casa ho vissuto tanti anni, più che in qualsiasi altro luogo. Ho avuto qualche momento sereno, molti di rabbia, tanti di noia. Ho conosciuto molte persone: alcune — poche — spero continuino a rimanere nella mia vita. Altre, per cui siamo stati i classici utili idioti, le ho già abbandonate da tempo. Non mi mancano e non mi mancheranno.
In questi ultimi, difficilissimi anni, Michela mi ha regalato momenti di serenità e di accudimento come poche altre. Valeria e Mirella, la quotidianità con Winston e Isi. Loredana, Rossana, Maddalena: la continuità a ostacoli, perché nonostante le rispettive difficoltà vi ho sempre ritrovate (Maddalena, mi raccomando, evita gli ostacoli con Kolivia, che poi ci fai prendere i coccoloni!).
Mi mancherà Angela: medico, confidente, amica. Per lei ho preparato una lettera, perché so che non avrò voce quando domani andrò a salutarla.
Ecco. Ho lasciato piccoli affetti in altre città, ne lascerò qui. E ritroverò l'abbraccio dei grandi affetti, quelli che non ho mai davvero lasciato.
A très bientôt.
Oggi
Tre anni fa, un'ultima avventura. Quella decisione sofferta con un punto interrogativo enorme addosso. Paura ed euforia; i timori del vecchio che ritornava, in una nuova veste, nella mia vita.
Ora potrei fare un bilancio, ma non me la sento ancora. Troppe delusioni affiancate a mille piccole gioie. Il tentativo di ridefinirmi geograficamente si sta rivelando difficile.
Quando sono terribilmente incerta, cerco un attimo di silenzio e di riflessione davanti all'ultima dimora dei miei genitori. Nuovi incontri, abbandoni voluti o dolorosi: la nuova vita finisce sempre per somigliare alla vecchia.
In questi giorni, però, c'è stato un click di troppo.
Un blackout che spero duri il giusto — anche se «giusto», in fondo, non lo è mai.
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