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Una gita in Pronto Soccorso, non si nega a nessuno

Una gita al Pronto Soccorso non si nega a nessuno, pare Il mio corpo e il mio cervello, in perfetta complicitΓ , ogni tanto mi giocano brutti tiri. Scherzano tra di loro, bisticciano, si elettrizzano... e mi mandano fuori uso. È successo ieri, replicando lo scherzo di due giorni prima. Precauzione d’obbligo, visti i miei pregressi: giretto in ambulanza e direttissima in PS. Ben disposta ad aspettare, senza troppe ansie, l'attesa si Γ¨ svolta con i suoi soliti ritmi: molti accessi, personale ridotto all'osso e di corsa. Ma sulle sedie scomode della sala d'aspetto succede anche che si incrocino le umanitΓ  piΓΉ svariate e, alla fine, tutto assume una dimensione diversa. Si raccontano storie, si ritrova gente conosciuta in una vita precedente. E nota di merito: in questo PS ti permettono di essere accompagnata da un familiare. Un piccolo, grande atto di estrema umanitΓ . Alla fine, ed era ormai notte, sono riuscita ad avere una diagnosi. La dottoressa del turno notturno era la quin...

Non sono un trend. π‘·π’Šπ’‚π’›π’›π’Šπ’”π’•π’Š 𝒏𝒆𝒍 π’Žπ’†π’“π’„π’‚π’•π’ 𝒅𝒆𝒍𝒍𝒂 π’Žπ’†π’π’•π’†

In questo blog ho scritto alcuni post su un modo di vivere che mi appartiene da sempre e che, negli anni, mi Γ¨ costato disagi infiniti. Ho semplicemente raccontato me stessa, nella vita quotidiana. Senza filtri, con tutte le mie cicatrici

Forse vi ho fatto sorridere, ma dietro quel sorriso ci sono incomprensioni a tutti i livelli, anche mediche, discussioni sterili e dolorose fughe da me stessa.

La mia diversitΓ  di approccio alla vita ha un nome scientifico, ma siccome non amo le etichette, non glielo darΓ².

Ho scritto di dopamina, di propriocezione, di memoria selettiva, di distrazioni che non lo sono, di iperfocus e di sovraccarichi sociali. Non di masking, per esempio, e nemmeno del timore costante del giudizio.

Ho appunti di vita non pubblicabili, che leggerΓ  solo un esperto, perchΓ© i sensi di colpa per i potenziali inespressi, per dirne una, non sono cose da social media.

Ultimamente, invece, sembra quasi che chi viva una naturale divergenza caratteriale sia diventato un oggetto, non un soggetto, modaiolo, un trend vendibile: se ne parla con eccessiva leggerezza, con diari di bordo allegri, fintamente ironici, spammati sui vari social, con interi canali dedicati.

Raccontare un funzionamento differente in un contenuto instagrammabile, edulcorato e vendibile, Γ¨ un insulto a chi ci ha pagato un prezzo salatissimo in termini di isolamento, incomprensioni, sensi di colpa e dolorosa fatica quotidiana.

Ritengo che certe situazioni non siano mai vignettabili, perchΓ© dietro rimane la sofferenza: un bambino in difficoltΓ  nell'ambiente scolastico, un adulto che deve fare i conti con una societΓ  che cerca sempre piΓΉ spesso un allineamento, un lavoratore che ogni giorno deve forzare se stesso per portare a termine un compito.

Se ne parli, sΓ¬;  si racconti con le proprie esperienze personali, perchΓ© Γ¨ giusto far conoscere, ma con una certa sobrietΓ , magari con un pizzico di ironia, ma a parlarne scientificamente siano solo professionisti seri, studiosi capaci, non solo nell'arte di monetizzare.

Non mi piacciono i tele-imbonitori, i piazzisti nel mercato della mente, I wannamarchi del pensiero divergente, perchΓ© guidare una Ferrari con i freni a mano tirati, va oltre un semplice rischio [cit]


P.S. Qui non si vende niente. Non ci sono corsi, consulenze, codici sconto, newsletter a pagamento. Solo appunti di vita. Se cercate merce, non Γ¨ il posto giusto.






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