"Tu non sei normale."
"Che pigra."
"Sei proprio antipatica."
"Ma esci un po'. Cosa fai sempre in casa?"
"Cos'hai sempre?"
Io sono normale. Vivo diversamente, ogni attimo. Ho percezioni mie.
Non sono pigra. Spesso incappo in una sorta di paralisi. Vedo benissimo tutte le cose da fare, tutte insieme, e proprio per questo rimango ferma. Procrastino fino a quando scatta l'adrenalina dell'ultimo momento. Quella che mi fa fare tutto, di corsa, in fretta e bene.
Sono antipatica? Non รจ questione di feeling. A volte semplicemente non vedo. Tutto mi scorre davanti ma non lo noto. Se non mi interessi, non ci sei. Per strada non ti riconosco perchรฉ non ti ho mai davvero visto. Non riconosco nemmeno molti dei miei vicini di casa: non li noto, come posso riconoscerli? Non รจ follia, nemmeno un inizio di disagio senile, che altrimenti dovrei avere dall'infanzia.
Per contro, in una stanza con piรน persone succede l'opposto. Riconosco, catalogo, archivio per schemi. Osservo i gesti, le espressioni, ascolto le parole e soprattutto come vengono dette. ร estenuante. Non voglio farlo, ma succede. Prevedo i comportamenti successivi. E questo mi costringe a scegliere: amico o niente. E il niente รจ: non esisti.
Evito le frequentazioni, le riduco, perchรฉ mi affatica dover spegnere quell'osservazione e l'inevitabile analisi che ne segue.
Mi ritrovo a voler terminare le frasi degli altri, a spingere sulle loro parole: "sbrigati, ho capito, andiamo oltre. Io sono giร oltre."
Lo so giร , anche quando parlo. Le mie parole corrono, ma vanno piรน lente del pensiero che รจ giร su altro argomento. Scrivere diventa allora una necessitร : รจ la comunicazione che mi obbliga a un ritmo piรน lento, piรน assimilabile per gli altri.
Sei strana! Dipende dal significato. La stranezza di una bambina soffocata dall'esigenza di essere quella che non sarebbe mai stata? Dedita a tentativi di fuga da un mondo che non le รจ mai appartenuto. La fatica di doversi allineare, di fingere, come richiesto. "Fai almeno finta, per favore." Fingere di credere, per esempio. Non sopportavo le favole, non credevo in certi racconti, ma dovevo fingere di crederci. A cosa? Semplicemente ci passo sopra. Credere non mi appartiene. Ci ho provato. Non รจ successo nulla. La cosa piรน faticosa in un paese assoggettato alla genuflessione.
Facevo domande, le risposte erano schiaffi. Non colpevolizzo nessuno, perchรฉ capisco che erano pochi ad avere gli strumenti per comprendere.
Eppure non sono mai stata Biancaneve, ma Thรฉrรจse Raquin di Zola. Non Cenerentola, ma la figlia di Iorio di D'Annunzio. Semplicemente perchรฉ quello leggevo, ancora bambina. Ero i Malavoglia. Ero Anna Frank, lo ero davvero, senza le sue positivitร , nonostante tutto. Mi sono salvata perchรฉ non ero a Bergen-Belsen. Discutevo con il Corrado di Cesare Pavese, cercavo di capire il perchรฉ del suo non scegliere. Sono stata mille personaggi in cerca d'autore, non sei. Quello trovavo e fra le righe mi formavo, giorno dopo giorno. E sono sopravvissuta. Non solo al linfoma di quarant'anni fa, di cui pago ancora le conseguenze, ma a quello che sono davvero in un mondo che mi avrebbe voluta diversa. Con disperazione. Con tante lacrime, una volta. Senza lacrime, oggi: esaurite
Sono antipatica ancora? Pazienza. Non provo sentimenti simili. Non sono gelosa, non sono invidiosa, nessuno mi รจ in odio. O ci sei, o non esisti proprio.
Sto volentieri in casa perchรฉ non ho bisogno di sovraccarichi emozionali. Stare con le persone, come ho detto, mi logora. Della mia propriocezione ho giร detto. Ho bisogno di spazi, anche fisici, diversi.
Ergo, non ho nulla. Voglio semplicemente essere libera di agire come mi va, senza orari e senza barriere.
Ho raggiunto un'etร in cui non ho bisogno di nascondermi, nรฉ di riattivare inutili e costosi percorsi di analisi per cercare di cambiarmi.
Non era stress, non รจ mai stato il male di vivere. Tutto ha un nome, ma ormai ha poca importanza.
Vivere con me รจ complicato, hanno detto a mio marito.
Ne รจ consapevole, credo. Ma fino a un certo punto, come si usa dire.
Ho sempre pensato di aver sviluppato una forma di distacco. L'ho imparato ancora di piรน alla diagnosi di linfoma, a 30 anni. Quarant'anni fa. Preistoria.
Non sempre capisco i sentimenti al primo colpo e quando mi interrogo non sempre riesco a rispondermi. ร un altro alfabeto.
Non abbracciatemi e se lo fate, non accusatemi di freddezza se non ricambio. Non sono brava a farlo. Un'altra paralisi.
Soprattutto, anche se affettuosamente, non chiamatemi "cretinetti". Una delle poche cose certe che conosco รจ che so di non essere.
Una cosa sola esigo, una sola, quella mi รจ stata insegnata e mai dimenticata: il rispetto. Per chiunque. Perchรฉ c'รจ chi vive a un voltaggio diverso e rifiuta certa commedia dell'arte.
Riflessione anonima. "Scusate, non sono distratta, sto solo prestando attenzione a sei cose diverse contemporaneamente.”
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