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Una gita in Pronto Soccorso, non si nega a nessuno

Una gita al Pronto Soccorso non si nega a nessuno, pare Il mio corpo e il mio cervello, in perfetta complicitΓ , ogni tanto mi giocano brutti tiri. Scherzano tra di loro, bisticciano, si elettrizzano... e mi mandano fuori uso. È successo ieri, replicando lo scherzo di due giorni prima. Precauzione d’obbligo, visti i miei pregressi: giretto in ambulanza e direttissima in PS. Ben disposta ad aspettare, senza troppe ansie, l'attesa si Γ¨ svolta con i suoi soliti ritmi: molti accessi, personale ridotto all'osso e di corsa. Ma sulle sedie scomode della sala d'aspetto succede anche che si incrocino le umanitΓ  piΓΉ svariate e, alla fine, tutto assume una dimensione diversa. Si raccontano storie, si ritrova gente conosciuta in una vita precedente. E nota di merito: in questo PS ti permettono di essere accompagnata da un familiare. Un piccolo, grande atto di estrema umanitΓ . Alla fine, ed era ormai notte, sono riuscita ad avere una diagnosi. La dottoressa del turno notturno era la quin...

La notte in cui calda Γ¨ la spiaggia e calmo Γ¨ il mare. π‘†π‘’π‘™π‘™π‘Ž π‘π‘Ÿπ‘’π‘Ž 𝑑𝑒𝑙 π‘ƒπ‘Ÿπ‘–π‘šπ‘’π‘Ÿπ‘œ, π‘π‘œπ‘› 𝑖𝑙 πΆβ„Žπ‘Ÿπ‘–π‘ π‘‘π‘–π‘›π‘Ž 𝑑𝑖 π‘‚π‘›π‘Žπ‘ π‘ π‘–π‘  π‘Žπ‘™π‘™'π‘Žπ‘›π‘π‘œπ‘Ÿπ‘Ž 𝑛𝑒𝑙 πΉπ‘’π‘Ÿπ‘Ÿπ‘Žπ‘”π‘œπ‘ π‘‘π‘œ π‘™π‘–π‘”π‘’π‘Ÿπ‘’


​È stata un’estate annoiata e inutile, passata senza gioia, applicando la legge di Kidlin: quella che dice che se scrivi un problema, lo hai giΓ  risolto a metΓ . Che a raccontarmela sia stata la mia professoressa di psicologia applicata cinquant'anni fa, oggi assume un valore diverso. Me lo sono ripetuta in tutti questi anni e l'ho applicata con metodo in questi mesi. Qualcosa l'ho pubblicato sul blog, ma moltissimo Γ¨ rimasto nei miei appunti in cassaforte: quelli che garantiscono luciditΓ  e semplificazione quando il mio vivere viaggia con i pensieri a un voltaggio pericolosamente alto.
​Ferragosto, quindi.

La notte di Ferragosto tanto cantata Γ¨ passata. Quella che una volta era insonne per divertimento e che oggi viene ignorata per abitudine. Nostalgia? Certamente.
​Come non ricordare le veglie con gli amici sulla strada del Porticciolo, o il Primero, il battello notturno che portava a una Portofino meno glamour e piΓΉ silenziosa, dove la classe non era ostentazione e le belle barche restavano all'ancora al largo. C’era il Christina di Onassis, dicevano; io, intanto, mi incantavo a guardare le luci riflesse nell’acqua e assorbivo quell’odore pungente di mare, tipico del borgo. Lo risento ancora. I ricordi olfattivi sono prepotenti, meravigliosamente sempre presenti.

​Mi torna in mente anche la sonoritΓ  di «Ma se ghe penso allΓ΄a mi veddo o mΓ’ / Veddo i mΓ¦ monti e a ciassa da NΓ»nsiΓ’ / Riveddo o Righi e me s'astrenze o chΓͺu». 
La si sentiva cantare nelle feste di piazza e fa da colonna sonora a questi appunti. Tanti anni liguri, tra vacanze in famiglia e poi la residenza per lavoro, hanno lasciato il segno. Su quelle note rivedo anche la commozione di papΓ  che, pur non comprendendo il dialetto, ne avvertiva tutto lo struggimento.

​Sul Primero, a prua, a prendere gli schizzi d’acqua sul viso. Rigorosamente con una giacca o un giubbino; le signore con lo scialle, magari di lamΓ¨. Erano fresche le sere d’agosto, un tempo.

​E poi il Ferragosto dei pranzi con piΓΉ famiglie riunite, che finivano per incastrarsi direttamente con la cena. «Giusto il tempo di una passeggiata digestiva», si diceva. Un Natale estivo, pagano, divertente. 
Difficile dimenticare, soprattutto quando i protagonisti principali — i capocomici di quella commedia ferragostana — non ci sono piΓΉ. Solo il ricordo dei loro casini, le risate, le interminabili partite a Scala 40, i loro scherzi da finti vitelloni in libera uscita, alcuni in foto

​Sono state strane anche quelle giornate passate in viaggio: le autostrade deserte, il pranzo in qualche autogrill, il su e giΓΉ tra i tornanti della Grande Corniche con un pan bagnat, il tipico panino provenzale con tonno e verdure. E poi la sosta al paese per fare compagnia a mia mamma, prima di rientrare in cittΓ .

​Perfino il malleolo riprende a battere: vuole essere ricordato. In una lontanissima vigilia di Ferragosto decise di rompersi. Io, da sola in ufficio in una Milano deserta, a cercare di tornare a casa tra taxi e treni, con il piede sempre piΓΉ gonfio e dolorante incastrato in una scarpa col tacco. Il finale? Pronto soccorso, quattro giorni di ghiaccio e antinfiammatori, e l'epilogo di quattro settimane di gesso. No, impossibile dimenticare.

E poi c'Γ¨ l'oggi. Mi preparo un programma da casalinga che vuole chiudere la casa di montagna: sbrinare i due frigoriferi, cambiare la biancheria ai letti e predisporre giΓ  tutto per l’autunno, in un rito decisamente propiziatorio.
Ho voglia di casa, quella di cittΓ . Ma ho anche il desiderio nostalgico di una burrasca di Ferragosto, di quelle piΓΉ pacifiche di una volta che, passata la notte in cui «calda Γ¨ la spiaggia e calmo Γ¨ il maaaare», decretavano la fine ufficiale delle vacanze. In spiaggia sΓ¬, ma con i famosi K-way, i jeans e i mocassini, a raccontarci il settembre degli esami di riparazione, dei compiti da finire e dei flirt estivi che promettevano tanto senza poter mantenere nulla.

​Ferragosto Γ¨ la boa dell'estate. Da domani i giorni iniziano a rimpicciolirsi, ma i ricordi diventano giganti e ritornano, ogni anno, nel presente.



E voi? Siete del team che resta a guardare la boa, in attesa della burrasca o di quello giΓ  in fuga?




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