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Una gita in Pronto Soccorso, non si nega a nessuno

Una gita al Pronto Soccorso non si nega a nessuno, pare Il mio corpo e il mio cervello, in perfetta complicità, ogni tanto mi giocano brutti tiri. Scherzano tra di loro, bisticciano, si elettrizzano... e mi mandano fuori uso. È successo ieri, replicando lo scherzo di due giorni prima. Precauzione d’obbligo, visti i miei pregressi: giretto in ambulanza e direttissima in PS. Ben disposta ad aspettare, senza troppe ansie, l'attesa si è svolta con i suoi soliti ritmi: molti accessi, personale ridotto all'osso e di corsa. Ma sulle sedie scomode della sala d'aspetto succede anche che si incrocino le umanità più svariate e, alla fine, tutto assume una dimensione diversa. Si raccontano storie, si ritrova gente conosciuta in una vita precedente. E nota di merito: in questo PS ti permettono di essere accompagnata da un familiare. Un piccolo, grande atto di estrema umanità. Alla fine, ed era ormai notte, sono riuscita ad avere una diagnosi. La dottoressa del turno notturno era la quin...

Sei anni dopo



Vorrei scrivere su quel ventiventi, ma sono successe tante cose, che non ho ancora metabolizzato del tutto. 
La mia antica prof di psicologia, mi avrebbe intimato di farlo e se non fosse diminuita la sofferenza, la confusione, stracciare lo scritto, buttarlo nel wc, tirare lo sciacquone e ricominciare

Ci provo, ma mi blocco, mi sento frustrata

Non sopporto più di leggere le castronerie di troppi negazionisti, o le illazioni fantascientifiche. 
Mi arrabbio, quando si vorrebbe colpevolizzare chi in quei frangenti, ha dovuto imporre misure drastiche, che non potevano piacere, ovvio. 

Ricordo una frase che mi venne detta da un medico, che paragonava quei nostri giorni a quelli vissuti dai nostri genitori, con una guerra che si combatteva sotto casa e le bombe che arrivavano dall'alto. 
Loro però conoscevano il nemico, noi no, non ancora.

Se rileggo i piccoli appunti di quel lungo lockdown, scritti per il gruppo social del paese, mi accorgo che eravamo tutti sostenuti dalla forza della disperazione e cercavamo di rasserenare, ma se mi capita di rivedere i messaggi in DM del tempo, recepisco invece tanto dolore e senso di inutilità. 

Poteva capitare a chiunque, più del sempre cui siamo abituati, quando l'Ungarettiana "Si sta come d'autunno, sugli alberi le foglie", era la costante visione quotidiana
Nella mia città è rimasto un monumento fatto di sassi: incisi i tanti nomi, a memoria. 

Ne usciremo migliori, dicevamo, speravamo, ma invece no, anzi: c'è stato un peggiorare costante, uno sdoganamento dell'odio, un incancrimento comunicativo quotidiano, che arriva anche dall'alto e fa paura. 

Servirebbe un nuovo vaccino, oppure un antidoto contro la stupidità, la cattiveria.

 Mi convinco che forse i libri, potrebbero essere minimamente d'aiuto. 
La conoscenza e la capacità di sapere dove andare a cercare le risposte, perché i dubbi sono di tutti, farebbero la differenza, cito, parafrasando, Umberto Eco


Eppure, "Due cose sono infinite: l'universo e la stupidità umana, ma riguardo l'universo ho ancora dei dubbi".

 Lo diceva Albert Einstein e credo sia sufficiente 







Riporto gli appunti della stanza, sul ventiventi

https://www.quellastanzatuttaperme.com/2020/07/lockdown.html

https://www.quellastanzatuttaperme.com/2025/03/mi-ritrovo-pensare-se-davvero-lultimo.html













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