Passa ai contenuti principali

In primo piano

Una gita in Pronto Soccorso, non si nega a nessuno

Una gita al Pronto Soccorso non si nega a nessuno, pare Il mio corpo e il mio cervello, in perfetta complicità, ogni tanto mi giocano brutti tiri. Scherzano tra di loro, bisticciano, si elettrizzano... e mi mandano fuori uso. È successo ieri, replicando lo scherzo di due giorni prima. Precauzione d’obbligo, visti i miei pregressi: giretto in ambulanza e direttissima in PS. Ben disposta ad aspettare, senza troppe ansie, l'attesa si è svolta con i suoi soliti ritmi: molti accessi, personale ridotto all'osso e di corsa. Ma sulle sedie scomode della sala d'aspetto succede anche che si incrocino le umanità più svariate e, alla fine, tutto assume una dimensione diversa. Si raccontano storie, si ritrova gente conosciuta in una vita precedente. E nota di merito: in questo PS ti permettono di essere accompagnata da un familiare. Un piccolo, grande atto di estrema umanità. Alla fine, ed era ormai notte, sono riuscita ad avere una diagnosi. La dottoressa del turno notturno era la quin...
Cammino, nella mia campagna urbana, musica in cuffia, cercando di non inciampare in Isi, che si ferma ad annusare ogni cm di erba e di asfalto, tornando sui suoi passi perché ha dimenticato un odore, che è quello che poi la fa scattare a caccia di sa solo lei cosa. Intanto, ad ogni fermata guardo il cielo: lo faccio spesso e lo fotografo. Oggi ha le mille sfumature di grigio, con pennellate di azzurro. 

La luce varia, a un tratto è più luminosa,  poi torna al cupo. È febbraio, quando l'inverno vorrebbe lasciare, ma non ne è convinto. 
Anche alcune piante, cominciano ad avere un embrione di gemme, ancora chiuse, ma promettenti. 
Chissà perché faccio paragoni con questo mio periodo di vita: sono nel pieno del mio autunno, ma ho progetti, visioni di futuro, simili a quello che si vede guardando in un binocolo tenuto al contrario.

Sorrido, perché ieri con le amiche si è parlato di quando si era visto per l'ultima volta il 
Festival di Sanremo.

Per me facile ricordare: era il gennaio 1988, avevo superato il maledetto 1987 e i controlli iniziavano a essere a distanza di tre mesi, non più settimanali o mensili. 

Ritornano alla memoria molti brani di quell'anno, da Ranieri alla Mannoia, ma il mio sorriso attuale è legato al fatto che sto ascoltando Francesco Nuti, con "Sarà per te". Con quel suo significato, per me, tutto speciale. Con un suo senso profondo. A distanza di tanti anni, riesco a rivederlo, Nuti,  seduto sulla scala, timido, mentre intona, quasi sussurrando, le note di quel dolcissimo pezzo, che è da sempre nelle mie playlist, partite con le musicassette, poi con i CD, per l'ipod e ITunes, fino agli auricolari di oggi collegati al mio smartphone e ad Amazon Music. Sono una boomer, dal vinile al bluethoot, è stato un attimo. 

Isi ha finito le sue perlustrazioni. Ora guardo per terra, a evitare fango e pozzanghere, regalo delle piogge recenti. 

Il cielo si è fatto più scuro, ascolto Alessandro Haber che ha fatto sua "Insieme a te non ci sto più ": è un vecchio brano, che da ragazza snobbavo, ora l'imperfezione di Haber, lo rende struggente. Non finirei mai di ascoltarlo. 

No, meglio rientrare a casa, spegnere tutto. 
Non voglio essere troppo sentimentale, non lo sono mai stata. 


Qui inizia tutta un'altra storia, però. Con i sentimenti, io bisticcio e pasticcio

A volte, mi sembra di vivere come nota, un po' stonata in uno di quei vecchi dischi, quelli con le fiabe sonore: a mille ce n'è in questo cuore di fiabe da narrar...

Sistemo le foto e poi torno al presente, quello dei progetti che guardano al futuro

















Commenti