Passa ai contenuti principali

In primo piano

Una gita in Pronto Soccorso, non si nega a nessuno

Una gita al Pronto Soccorso non si nega a nessuno, pare Il mio corpo e il mio cervello, in perfetta complicità, ogni tanto mi giocano brutti tiri. Scherzano tra di loro, bisticciano, si elettrizzano... e mi mandano fuori uso. È successo ieri, replicando lo scherzo di due giorni prima. Precauzione d’obbligo, visti i miei pregressi: giretto in ambulanza e direttissima in PS. Ben disposta ad aspettare, senza troppe ansie, l'attesa si è svolta con i suoi soliti ritmi: molti accessi, personale ridotto all'osso e di corsa. Ma sulle sedie scomode della sala d'aspetto succede anche che si incrocino le umanità più svariate e, alla fine, tutto assume una dimensione diversa. Si raccontano storie, si ritrova gente conosciuta in una vita precedente. E nota di merito: in questo PS ti permettono di essere accompagnata da un familiare. Un piccolo, grande atto di estrema umanità. Alla fine, ed era ormai notte, sono riuscita ad avere una diagnosi. La dottoressa del turno notturno era la quin...

Straripante di emozioni a cui non so dare significato razionale

Strano titolo, ma è una frase letta che mi ha preso, perché quella frase sono io

Punto e a capo

Ho deciso di abbonarmi a Kobo Plus, quella incredibile libreria digitale, dove perdersi cercando titoli, in una sorta di fantastico luna park per bibliofili
Non si trovano le ultimissime uscite e nemmeno i Best Sellers in classifica vendita, ma poco importa. Sono troppe le letture mancate e l'afa, la penombra estiva che tanto amo, il silenzio che qui in pianura mi devo immaginare, chiedono leggerezza 

Trovo una serie di gialli ambientati nella Milano dei 60: non è una novità perché a partire da Scerbanenco, passando per Colaprico, anche in coppia con Valpreda, senza dimenticare Renato Olivieri, amatissimo e ancora Crapanzano, con i suoi scritti sottovoce, hanno detto molto. 
Non mi interessa il racconto, la trama è secondaria, auspico solo che non sia banale, ma quello che cerco è spesso trovo, è l'atmosfera. 

Mi piace rivedermi e riconoscere luoghi che mi sono appartenuti, sia nei racconti familiari, che nelle frequentazioni, anche scolastiche. In ogni frase, riconosco suoni e odori: non è facile far arrivare tutto. 

Qualcuno riesce a riportarmi lo sferragliare dei tram, i trolley dei filobus con tutti quegli scambi aerei e il conduttore costretto a fermare e sistemarne la linea, le latteria con cucina, ne avevo una sotto l'ufficio, vicino al Tribunale; le trattorie che mio papà chiamava trani e il profumo del risotto allo zafferano. Le portineria, tirate a lucido con il forte odore di cera e gli ascensori a gabbia. 

La nebbia, diversa da quella del paese, più rarefatta, ma anche il caldo che faceva sciogliere l'asfalto e in anni più recenti, i miei tacchi affondare e lasciare tracce

Leggo e sono in piazzale Gorini dalla zia, ai bastioni di porta Venezia con il pony e il braccio di papà a tenermi, in quella Milano che apparteneva solo a noi e continuò per tanti anni ancora, in luoghi e tempi diversi, fra manifestazioni studentesche e di fabbrica, per arrivare a incontri per veloci pranzi in centro, per il ghiacciolo anti afa a Lambrate, prima di salire sul treno. In fondo, una vita intera, in pochi anni

Questo trovo leggendo, questo straripare di emozioni a cui non so dare significato razionale... 

O forse non sono la frase, ma davvero un involucro di quelle emozioni, solo quello, confusa fra ricordi, amori, amicizie, il vissuto e il sognato







Commenti