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Una gita in Pronto Soccorso, non si nega a nessuno

Una gita al Pronto Soccorso non si nega a nessuno, pare Il mio corpo e il mio cervello, in perfetta complicità, ogni tanto mi giocano brutti tiri. Scherzano tra di loro, bisticciano, si elettrizzano... e mi mandano fuori uso. È successo ieri, replicando lo scherzo di due giorni prima. Precauzione d’obbligo, visti i miei pregressi: giretto in ambulanza e direttissima in PS. Ben disposta ad aspettare, senza troppe ansie, l'attesa si è svolta con i suoi soliti ritmi: molti accessi, personale ridotto all'osso e di corsa. Ma sulle sedie scomode della sala d'aspetto succede anche che si incrocino le umanità più svariate e, alla fine, tutto assume una dimensione diversa. Si raccontano storie, si ritrova gente conosciuta in una vita precedente. E nota di merito: in questo PS ti permettono di essere accompagnata da un familiare. Un piccolo, grande atto di estrema umanità. Alla fine, ed era ormai notte, sono riuscita ad avere una diagnosi. La dottoressa del turno notturno era la quin...

SCHIZZI DI VITA NOTTURNA

Succede che si facciano scelte piccole o grandi, che non si vorrebbero, ma che hanno una loro necessità. Si sceglie per difesa, per dignità, per rabbia, per delusione. Il peggio, la delusione
Ed è di notte, quando si rimane soli con i propri pensieri e molti punti di domanda, che arrivano improvvisi attimi di leggerezza con le parole di un grande poeta dal nome impronunciabile e le note della Lullaby di Brahms, a cullare e desiderare di tornare un po' bambini, quando la paura si vinceva con i sogni in un sonno innocente 

✒️Il mondo fa paura
ma in esso nuotano
in un immenso acquario
betulle volpi
torrenti di fiori
strade di campagna
e case di legno
e ancora i concerti di Brahms
e i valzer di Chopin.

Jaroslaw Iwaszkiewicz

Alba, quasi giorno: c'è tanta luce che filtra dal finestrone sulle scale 
Leggo ad alta voce il testo per un evento: voglio valutare il tempo. Cerco di non essere troppo veloce, cosa difficile per me che parlo correndo
Ho le cuffiette e sento le mie parole che rimbombano, ma soprattutto avverto forte la mia pronuncia. Ho una erre che inciampa, una zeta veneta che non sono mai riuscita a correggere del tutto e un maledetto vago accento modenese. Sergio, mi prende in giro e io fingo di arrabbiarmi, ma scivolo davvero ancora troppo in un parlare che mi hanno regalato i trent'anni di vita emiliana.
Scherzi della natura, sentirsi vocalmente straniera ovunque, sentirsi doppiamente iscindibile
Tranquillizzo: non sarò io a leggere. Troppo bella la storia da ascoltare: sarà una voce perfetta a raccontare 

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