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Una gita in Pronto Soccorso, non si nega a nessuno

Una gita al Pronto Soccorso non si nega a nessuno, pare Il mio corpo e il mio cervello, in perfetta complicità, ogni tanto mi giocano brutti tiri. Scherzano tra di loro, bisticciano, si elettrizzano... e mi mandano fuori uso. È successo ieri, replicando lo scherzo di due giorni prima. Precauzione d’obbligo, visti i miei pregressi: giretto in ambulanza e direttissima in PS. Ben disposta ad aspettare, senza troppe ansie, l'attesa si è svolta con i suoi soliti ritmi: molti accessi, personale ridotto all'osso e di corsa. Ma sulle sedie scomode della sala d'aspetto succede anche che si incrocino le umanità più svariate e, alla fine, tutto assume una dimensione diversa. Si raccontano storie, si ritrova gente conosciuta in una vita precedente. E nota di merito: in questo PS ti permettono di essere accompagnata da un familiare. Un piccolo, grande atto di estrema umanità. Alla fine, ed era ormai notte, sono riuscita ad avere una diagnosi. La dottoressa del turno notturno era la quin...
Sei strana. 
Sei difficile.
Me lo sono sentita dire centinaia di volte
Ogni volta ci rimanevo male
Ci rimanevo male e piangevo. Fin da bambina. Insofferente.
Perché mi etichettavano e io odio le etichette
Poi che cosa si vuole davvero intendere con questa definizione, mi chiedevo?
Eri *sgrunt*, dice la mia amica: ti si leggeva in faccia il disappunto. L'ho già scritto. Disappunto, certo, ma più facilmente disagio
Il disagio di vivere situazioni che non mi piacevano, di osservare cose che mi lasciavano perplessa, sentire che c'erano cose stonate. Cose acuite con gli anni. Ancora di più oggi. 
Ecco, come un maestro riesce a sentire una voce dissonante anche in un coro, mi capita di notare il minimo sfregio anche se sottotono.
Mi allontano da questo, forse ferisco, perché non comprendono e spiegare le sensazioni non è semplice. Spesso non voglio, perché è inutile. Non si capirebbe comunque, forse non si vuole ascoltare. 

Più semplice, in ogni caso, definire: sei strana, certo. 
Intuitiva, istintiva: fanno sembrare diversa, forse é vero, ma è una sorta di maledizione.
Non mi piego. Alcune cose diventano rifiuto fisico, malessere. 
Qualcuno usa velati insulti, tentativi di rimprovero, piccole prese in giro. C'è chi sogghigna o lo ha fatto. Ho memorizzato... Ora abbozzo, però. Non ci rimango male, non più. Non piango: perché dovrei? Io mi sento normale, perché non saprei identificarmi diversamente, non mi sarebbe possibile. 
Mi ritiro dunque nella mia solitaria normalità  e lascio anche agli altri vivere la propria altrettanto normalità, o stranezza. Fate voi. 
Rispettate, però è se non ci riuscite il problema non è mio, ma vostro






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