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Una gita in Pronto Soccorso, non si nega a nessuno

Una gita al Pronto Soccorso non si nega a nessuno, pare Il mio corpo e il mio cervello, in perfetta complicità, ogni tanto mi giocano brutti tiri. Scherzano tra di loro, bisticciano, si elettrizzano... e mi mandano fuori uso. È successo ieri, replicando lo scherzo di due giorni prima. Precauzione d’obbligo, visti i miei pregressi: giretto in ambulanza e direttissima in PS. Ben disposta ad aspettare, senza troppe ansie, l'attesa si è svolta con i suoi soliti ritmi: molti accessi, personale ridotto all'osso e di corsa. Ma sulle sedie scomode della sala d'aspetto succede anche che si incrocino le umanità più svariate e, alla fine, tutto assume una dimensione diversa. Si raccontano storie, si ritrova gente conosciuta in una vita precedente. E nota di merito: in questo PS ti permettono di essere accompagnata da un familiare. Un piccolo, grande atto di estrema umanità. Alla fine, ed era ormai notte, sono riuscita ad avere una diagnosi. La dottoressa del turno notturno era la quin...
C'è stato il tempo delle sciocchezze, quello che chiamano delle mele, dei sogni, della vaghezza, ma anche delle grandi delusioni; poi venne il tempo della ribellione e quello in cui per sopravvivere ed evitare stragi, la ribellione era solo nel pianto, nel groppo in gola e nelle lacrime facili. Volevo essere da tutt'altra parte, sapevo di poter fare altro e di essere altro, ma ecco andavo a sbattere ovunque, con bastoni che mi trovavo fra i piedi e nelle aspettative degli altri, mi ammaccavo, arrancavo e soffrivo. 
La crescita è stata difficile, la vita non mi ha risparmiato proprio nulla, ma ho cominciato a piangere sempre meno, poi più. Alla fine ci si prosciuga, si fanno scelte drastiche, si tagliano rapporti, come rami secchi; la solitudine che mi era stata imposta, è diventata amica. Alle chiacchiere, preferisco i lunghi silenzi, ma le mie lotte le faccio a muso duro: mi dicono che sono stronza e forse un po' lo sono diventata, ma come non critico le scelte altrui, voglio rispetto per le mie. Su questo non cedo, pronta alla battaglia 
Ho creato faticosamente il mio nido e ci entrano pochissime persone, quelle con cui non ci si racconta, perché non se ne sente il bisogno.
Ora la fine di un anno, l'inizio di un altro. Ho smesso da tempo di chiedere, di aspettarmi chissà che: ogni cosa succede, se e quando vuole: mi limiterò  a continuare, semplicemente, con caparbietà, spesso silenziosamente, spero meno sola. Cadrò, mi rialzerò, mi ferirò, mi curerò
Torneranno, a volte, i nodi a strozzarmi la gola, ma anche se struggono, i sentimenti sono sempre da accogliere, mai da rifiutare.
È la vita, bellezza
È così...
(scritto del gennaio 2018)


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