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Una gita in Pronto Soccorso, non si nega a nessuno

Una gita al Pronto Soccorso non si nega a nessuno, pare Il mio corpo e il mio cervello, in perfetta complicità, ogni tanto mi giocano brutti tiri. Scherzano tra di loro, bisticciano, si elettrizzano... e mi mandano fuori uso. È successo ieri, replicando lo scherzo di due giorni prima. Precauzione d’obbligo, visti i miei pregressi: giretto in ambulanza e direttissima in PS. Ben disposta ad aspettare, senza troppe ansie, l'attesa si è svolta con i suoi soliti ritmi: molti accessi, personale ridotto all'osso e di corsa. Ma sulle sedie scomode della sala d'aspetto succede anche che si incrocino le umanità più svariate e, alla fine, tutto assume una dimensione diversa. Si raccontano storie, si ritrova gente conosciuta in una vita precedente. E nota di merito: in questo PS ti permettono di essere accompagnata da un familiare. Un piccolo, grande atto di estrema umanità. Alla fine, ed era ormai notte, sono riuscita ad avere una diagnosi. La dottoressa del turno notturno era la quin...

PENOMBRE PADANE

Alle torridi estati padane di un tempo, quelle in cui si vedeva l'asfalto ubriaco fluttuare, si doveva pur trovare rimedio.
In mancanza dell'aria condizionata giravano, dove possibile, rumorosi, vetusti, ventilatori o pale appese ai soffitti.
Nelle chiese, pur sempre fresche, i ventagli delle signore: mia mamma ne aveva una collezione. Credo ne avesse per casa, uno sgualcito, invece elegante da usare fuori, magari in pendant con gli abiti. Anche uno decorato con immagini di santi,  quelli da invocare quando proprio non ce la si faceva più e anche pregare  era fatica . Comunque uno in ogni borsa sicuramente.
Poi le persiane, le tapparelle chiuse o abbassate, in modo da creare la penombra: "fà no vegn indrèn el sùl"! Non fare entrare il sole! Un mantra. 

Le porte delle case,  affacciate sui cortili, avevano tende colorate a nascondere dalla luce il chiacchiericcio sonnolento delle donne. 
Nei negozi si entrava fendendo le tende a perline o a strisce di gomma, quelle scacciamosche, che  erano belle per giocarci, mentre sulla vera utilità ho dei dubbi.

Anche i vecchi bei portici del mio paese, venivano oscurati da appositi tendoni; nelle foto più antiche, si intravedono bianchi e svolazzanti, mentre in quelle più recenti, rigidi e rossi, o meglio rossastri, visto che il sole sbiadisce i colori.
Dietro a cercare riparo dal caldo, uomini seduti ai tavolini dei caffè,  fra un bicchiere di vino fresco e una birra "cun la gasûsa", a gazzosa,  strano cocktail vintage, che dicevano dissetante. 

Dopo anni, dopo aver cambiato città, regioni e case, continuo, nonostante tutto, a mantenere l'abitudine degli scuri chiusi, "badadi", delle tapparelle abbassate.
Chiudo fuori l'estate, la luce accecante, cercando nel chiaroscuro una tregua per gli occhi e per i pensieri.

Ho davvero la penombra padana nel DNA.



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